La forma dell’invisibile

17:51

La mostra “The Soul Trembles” di  Chiharu Shiota

Davanti all’opera di Chiharu Shiota si resta senza fiato, sopraffatti da qualcosa che ti attraversa dentro, nel profondo. Una trama densa di fili rossi, neri e ora bianchi trasforma lo spazio espositivo in qualcosa di poco definibile a parole. Sono sensazioni contrastanti, accompagnate dallo stupore di un gesto: quello di “dipingere” nell’aria, con un filo tra le dita. Mani che si muovono nello spazio; mani che creano e danno forma all’invisibile. Sono le mani di una donna, un’artista multidisciplinare, e il suo nome è Chiharu Shiota.

«Voglio dare forma a ciò che non può essere visto: la memoria, l’ansia, il sogno, il legame tra le persone.»
— Chiharu Shiota

 

 

Mostra “The Soul Trembles” di  Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

Chiharu Shiota (Osaka, Giappone, 1972) è un’artista giapponese che vive e lavora a Berlino. Dopo essersi formata inizialmente come pittrice in Giappone, si trasferisce in Europa alla fine degli anni Novanta, studiando performance e arte contemporanea sotto la guida di Marina Abramović, sviluppando un linguaggio artistico fortemente riconoscibile, basato su installazioni immersive realizzate con fili intrecciati, oggetti quotidiani e interventi performativi. Ha rappresentato il Giappone alla 56ª Biennale di Venezia nel 2015 e ha esposto in importanti musei e istituzioni internazionali. Torino accoglie l’esposizione The Soul Trembles presso lo spazio del MAO (Museo d’Arte Orientale). Non una semplice esposizione, ma un’esperienza sensoriale che invita il pubblico a entrare in uno stato di ascolto profondo. È un attraversamento fisico ed emotivo che fa vibrare quelle corde dentro di noi, simili ai fili intrecciati di Shiota. Il titolo dell’esposizione nasce in un momento delicato della vita dell’artista, durante una recidiva della malattia:

 

«Stavo pensando molto alla morte e alla mia anima. Il titolo è nato in quel periodo: era il tremore della mia anima mentre cercavo di sopravvivere per riuscire a realizzare questa mostra.»
— Chiharu Shiota

 

Mostra “The Soul Trembles” di  Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

E a tremare non è solo l’anima dell’artista, ma anche quella del pubblico davanti, anzi immerso, all’interno delle sue opere. Inghiottito da una profonda riflessione sull’esistenza, sulla memoria, sull’assenza e su quel legame così speciale che unisce gli esseri umani. Le certezze vacillano in uno spazio avvolto da migliaia di fili, prima rossi e poi neri, e fra oggetti simbolici il pubblico rimane in balia delle emozioni che, sala dopo sala, emergono senza chiedere il permesso. Le opere nascono da esperienze personali dell’artista — la malattia, il confronto con la morte, il senso di fragilità del corpo — ma si aprono a una dimensione universale: ci coinvolgono, le riconosciamo. I fili diventano metafora delle connessioni tra vita e morte, passato e presente, individuo e collettività. È difficile spiegare a parole un’opera di tale portata emotiva. Molti i riferimenti artistici che si possono cogliere: Marina Abramović, Ana Mendieta, Christian Boltanski. Elemento centrale del lavoro di Shiota è il corpo, spesso assente ma evocato attraverso tracce: scarpe, letti, valigie, sedie, finestre o chiavi sospese nello spazio agiscono come segni di presenze umane. L’assenza si trasforma così in una presenza intensa, quasi fisica.

In The Soul Trembles, il gesto dell’intrecciare assume anche un valore performativo e rituale. Il tempo, la ripetizione e la cura del fare diventano elementi fondamentali del lavoro, suggerendo un’idea di memoria costruita lentamente, intreccio dopo intreccio. L’opera di Chiharu Shiota si colloca tra installazione, performance e scultura, ma dialoga profondamente anche con la fotografia, che spesso diventa il mezzo attraverso cui queste installazioni vengono ricordate e condivise, pur sapendo che l’esperienza fisica rimane unica e irripetibile.

L’esposizione apre con l’opera Windows of Memories (2011), collocata all’interno del giardino giapponese del museo. Chiharu Shiota concentra la propria attenzione sulle finestre di Berlino, utilizzando elementi architettonici reali, recuperati da edifici della città, come portatori di memoria storica e personale. Le finestre, sospese nello spazio, diventano soglie simboliche tra interno ed esterno, passato e presente, visibile e invisibile. In una città profondamente segnata dalla divisione e dalla stratificazione della storia, questi oggetti quotidiani si caricano di un forte valore emotivo: non sono più aperture, ma superfici che trattengono ricordi, desideri e assenze, disposte una accanto all’altra come per ricostruire un nuovo edificio simbolico dedicato alla memoria.

 

Windows of Memories (2011) di  Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

Pochi passi e il pubblico varca la soglia di un mondo sconosciuto, quello di Uncertain Journey e Where Are We Going?, dove Shiota introduce il tema del viaggio come metafora dell’esistenza. Dalle barche scheletriche partono migliaia di fili rossi che invadono l’intera superficie della sala. Una ragnatela che incanta, destabilizza, che fa riflettere sulle connessioni invisibili tra esseri umani e i loro destini. Si rimane letteralmente con il naso all’insù.

 

«La vita è come un viaggio senza mappa. Non sappiamo dove arriveremo, ma siamo comunque spinti ad andare avanti.»
— Chiharu Shiota

 

Uncertain Journey e Where Are We Going? di  Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

Nella sala adiacente, sculture e dipinti vengono osservati in assoluto silenzio. Il pubblico gira intorno alle sculture di parti anatomiche, organi interni e forme corporee: il corpo non è mai idealizzato, ma mostrato come luogo vulnerabile, temporaneo, attraversato dalla paura ma anche dalla volontà di sopravvivere. Shiota, dopo la diagnosi di cancro nei primi anni Duemila, ha raccontato come la malattia abbia cambiato radicalmente la percezione di sé, portandola a sentirsi “separata” dal proprio corpo, come se lo osservasse dall’esterno. Questa distanza emerge visivamente nelle sue forme scarnificate di un corpo smembrato, pesante che giace a terra. In questo ciclo di lavori, la dimensione autobiografica non si chiude mai nel racconto individuale: l’esperienza della malattia si trasforma in una riflessione universale sulla condizione umana, sul rapporto tra corpo e identità, tra vita e perdita. Il cancro prende forma nello spazio, sono cellule che invado e si moltiplicano, prima su carta e poi nella materia.

 

    

 

Attraversando il corridoio del museo,  s’intravede una fitta rete di fili neri, una delle opere più emblematiche e potenti esposte al MAO: In Silence(2008) accoglie il pubblico con un pianoforte carbonizzato e sedie vuote, intrappolati in una rete di fili neri. Il suono è assente, ma la sua presenza fantasma domina lo spazio. L’opera nasce dal ricordo di un pianoforte distrutto da un incendio e diventa una riflessione sulla perdita irreversibile:

 

«Il pianoforte non può più produrre suono, ma la memoria del suono rimane. Il silenzio diventa più forte del rumore.»
— Chiharu Shiota

 

Sembra ancora di percepirne il suono, come se fosse rimasto impresso nell’aria. L’opera è emotivamente potente, a tratti perturbante. Il filo nero avvolge lo spazio e lo trasforma in un ambiente denso, quasi soffocante, stratificato che il pubblico attraversa in un silenzio rigoroso. I visitatori si muovono lentamente, spaesati, come se mancassero le parole per definire ciò che li circonda, incapaci di tradurre razionalmente l’esperienza che stanno vivendo.

 

   

 

 

 

In Silence(2008),  Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

 

Al piano superiore, un leggero rumore meccanico introduce un’altra opera stupefacente: Accumulation – Searching for the Destination. Sono valigie sospese e sostenute da centinaia di fili rossi che scendono dal soffitto come lame che restano sospese a mezz’aria. Alcune di loro si muovono, oscillando nello spazio. Parlano di lunghi viaggi e trasformazioni, migrazione, separazione e identità. Ogni valigia contiene una storia invisibile, forse anche la nostra.

 

«La valigia rappresenta la vita in transito. Contiene ciò che scegliamo di portare con noi.»
— Chiharu Shiota

 

   

 

Accumulation – Searching for the Destination, Chiharu Shiota, Mao Torino.

 

Nella sala adiacente, un abito bianco è intrappolato in una rete di fili neri. L’abito, altro elemento ricorrente nella pratica dell’artista, è al centro di opere come Reflection of Space and Time. Privo del corpo che lo ha abitato, diventa una traccia, una presenza in assenza. Qui, il pensiero va alle opere di  Cristian Boltanski dove l’abito non è mai un semplice oggetto: è una presenza fantasma, una traccia che allude al corpo assente e, attraverso di esso, alla memoria, alla perdita e alla morte.

 

«Gli abiti conservano la memoria del corpo che li ha indossati. Sono come una seconda pelle.»
— Chiharu Shiota

 

 

Reflection of Space and Time, Chiharu Shiota, Mao Torino, 2026 

 

Dopo questo turbinio di emozioni forti, la voce dell’artista ci racconta con grande delicatezza, umiltà e dolcezza la sua storia in una video-intervista, dove si racconta senza riserve. Al pubblico giunto a questo punto non resta che ascoltare in rigoroso silenzio le parole di questa artista straordinaria. Ciò che rende The Soul Trembles particolarmente intensa è la capacità di Shiota di trasformare esperienze intime in spazi condivisi, universali. Le sue installazioni non impongono una lettura univoca, ma aprono domande.

 

«Non mi interessa dare risposte. Voglio creare uno spazio in cui le persone possano porsi le proprie domande.»

— Chiharu Shiota

 

 

La mostra al MAO è dunque luogo di sospensione e riflessione, dove il visitatore non è semplice spettatore, ma parte attiva dell’opera. The Soul Trembles ci ricorda che l’arte può essere un atto di vulnerabilità e resistenza, un gesto capace di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto. Come afferma Shiota:

 

«Se qualcuno esce dalla mia mostra con una sensazione che non sa spiegare, allora il lavoro ha funzionato.»

— Chiharu Shiota

 

La potenza delle opere di The Soul Trembles non si esaurisce nello spazio espositivo, ma continua a vibrare nella memoria di chi attraversa le sue opere. Il lavoro ha funzionato.

 

Note informative

Date: 22 ottobre 2025 – 28 giugno 2026.

Sede: MAO Museo d’Arte Orientale, Torino.

Curatori: Mami Kataoka (direttrice Mori Art Museum) e Davide Quadrio (direttore MAO).

www.maotorino.it

 

Di Michela Taeggi | 29/1/2026

 

 

 

Fonti:

Stralci di interviste prese dal web solo a titolo informativo.

Fotografie di Michela Taeggi

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