La ricostruzione della memoria di Diana Markosian

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Il mese scorso ho passeggiato lungo il corridoio di un hotel dai colori intensi, tra porte di stanze e immagini appese…non era un luogo reale, ma la scenografia della mostra di Diana Markosian (Mosca 1989), fotografa di origine armena ma naturalizzata americana, alle Gallerie d’Italia di Torino. Un’ambientazione che riproduce un luogo in cui era stata con il suo ex fidanzato, creata per immergere il visitatore nel suo ultimo, intensissimo lavoro.

“[Quei momenti] non esistevano più come prima, e volevo riappropriarmene. Volevo sentire di poter tornare a essere protagonista della mia storia”

“Volevo riconoscere come questi stessi spazi possano essere rioccupati”

 

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Replaced 2026 @ Diana Markosian

 

 

 

Replaced (2026)

Come reagiamo quando una storia d’amore finisce? Ognuno di noi ha una personale capacità di affrontare o superare un momento critico, ma un’artista riesce a rendere quel momento universale, trascendendo il dolore. La modalità scelta, in questo caso, è contemporaneamente delicata e forte, e ci spinge a riflettere empaticamente soprattutto sul tema della sostituzione.

Markosian, non avendo più vicino a sé la persona amata, la surroga con un attore. Ripercorre così gli stessi luoghi che aveva condiviso con il partner in modo assurdamente poetico, proprio perché ciò che sembra vero, in realtà non lo è. Ciò che appariva esclusivo di quell’amore — come lo spazio fisico — può invece essere ricondiviso con qualcun altro: il sentimento continua anche in nostra assenza, e quella storia diventa semplicemente una delle tante esperienze della vita. Al dolore, insomma, segue la guarigione.

Il progetto si sviluppa attraverso descrizioni attente, quasi chirurgiche, e ricostruzioni nei minimi dettagli che mettono in scena un’intimità totalmente fittizia. Questa sensazione straniante, data da fotografie apparentemente così private, ma che sono in realtà messinscene, è forse uno degli aspetti che più mi hanno colpita di questo lavoro.

Replaced è un progetto fotografico, ma anche un film sul ciclo attaccamento-separazione- superamento-ricordo.

 

 

 

I lavori precedenti

Replaced rappresenta il punto di arrivo di un percorso in cui la fotografa si mantiene fedele ai temi della memoria, dell’assenza e della trasformazione dei ricordi. Dopo aver analizzato la propria famiglia e la propria gente, Diana tocca qui corde profondamente legate alla sua intimità più profonda.

 

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Father 2014-2024 @ Diana Markosian

 

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Santa Barbara 2019-2020 @ Diana Markosian

 

«Padre, il mio lavoro degli ultimi dieci anni è tutto radicato nella memoria, e credo che la bellezza della memoria risieda nella sua fusione di finzione, interpretazione e soggettività»

 

Oltre al progetto in mostra a Torino, sono di grande interesse lavori come Father(2014-2024), in cui ricostruisce il rapporto con il padre perduto, in quanto “rimasto indietro”, durante il trasferimento dalla Russia alla California, e ora residente in Armenia.Ricordiamo anche Santa Barbara (2019-2020) una serie in cui racconta il sogno, e il viaggio, della madre ispirandosi all’omonima soap opera americana Santa Barbara (molto popolare nella Russia degli anni ’90), utilizzando anche un attore di quella stessa Soap. E infine lavori più collettivi, come 1915(2015), realizzato in occasione del centenario del genocidio del popolo armeno, che ripercorre la storia di un popolo e dei suoi sopravvissuti.

E in tutti questi progetti usa materiale d’archivio, fotografie nuove, ingaggia attori, crea set, si reca in luoghi specifici.Ogni mezzo è utile: a volte per lasciar andare un ricordo, altre per trattenerlo.

 

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pastedGraphic_10.png1915 (2015) @ Diana Markosian

 

 

Come in un film

Si tratta di un modo di fare fotografia estremamente interessante, in perfetto equilibrio tra immagine fissa e cinema; una letteratura visiva che scomoda la memoria e la attualizza. Sono opere che si occupano del tempo e della nostalgia con una delicatezza e una lentezza così ieratiche da ricordare i film di Tarkovskij, caratterizzate da spazi saturi di assenza e da ricordi che si fondono inevitabilmente con i sogni.

 

pastedGraphic_11.pngGoodbye My Chechnya (2011-12) @ Diana Markosian

 

pastedGraphic_12.pngAllestimento alle Gallerie d’Italia di Torino. Fotografia di Elena Barbaglio @ Diana Markosian

 

In conclusione

Quella di Markosian è una fotografia profondamente emotiva, impregnata di vulnerabilità e rievocazione, elementi che si ritrovano nel catalogo/libro d’artista (un vero e proprio diario) che stringo tra le mani.

In un mondo in cui siamo sommersi da immagini private ma spesso non autentiche, Diana valorizza lo spazio ibrido tra realtà e finzione. Ci propone fotografie dichiaratamente costruite, eppure così fortemente intime da destabilizzarci.

E dopo essere entrati in sintonia con il suo vissuto, non resta che uscire in punta di piedi da questo hotel.

 

 

Informazioni pratiche

Potete visitare la mostra Diana Markosian. Replaced, a cura di Brandei Estes, presso le Gallerie d’Italia di Torino fino al 6 settembre 2026. Nello stesso periodo, la sede ospita anche la splendida mostra Nick Brandt. The Day May Break.

https://gallerieditalia.com/it/torino/mostre-e-iniziative/

 

 

Per approfondire:

https://www.dianamarkosian.com/

https://www.elle.com/it/magazine/arte/a71151503/diana-markosian-replaced-mostra-amore-torino/

https://www.art-vibes.com/photography/diana-markosian-replaced/

 

Articolo di Elena Barbaglio, 25/5/2026

Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini formativi.

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