Mario Giacomelli e la magia del racconto poetico

16:21

“Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare. Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso fra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo che è per me forma e segno dell’inconscio”

Mario Giacomelli

 

Mario Giacomelli, Poesia (1968), Serie Spoon River (1967-1973), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

Esempio di pittura Sumi-e.

 

 

Il primo, un po’ superficiale, pensiero che attraversa la mente pensando a Mario Giacomelli (1925-2000), uno dei più grandi fotografi del XX secolo (https://www.mariogiacomelli.it/ https://www.treccani.it/enciclopedia/mario-giacomelli/), ci porta ad immagini (https://www.archiviomariogiacomelli.it/)  precise, ad uno stile riconoscibile in cui neri intensi prendono corpo su bianchi smangiati. Come nell’arte giapponese, di origine cinese, della pittura ad inchiostro (Sumi-e), le forme si disegnano in nero su supporto bianco mantenendo la loro forza e tridimensionalità, valorizzando le tonalità di tutti i grigi intermedi. Forme essenziali, che annullano ogni dettaglio superfluo.

Ma proprio come in questa forma d’arte antica, la sua ricerca estetica è solo la pelle che nasconde la confessione di un profondo mondo interiore.

Un mondo interiore vasto e complesso quello di Mario Giacomelli, che deriva da una vita altrettanto complessa che non è possibile approfondire in un semplice articolo che aspira solo a dare delle suggestioni.

 

 

 Mario Giacomelli, serie Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-63), Mario Giacomelli Archive © Rita and Simone Giacomelli.

 

 

Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-63)

La serie detta dei “Pretini” (https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/i-pretini-di-mario-giacomelli-fotografia-riflessione-esistenza), Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-63), il cui titolo è tratto da un verso di Padre David Maria Turoldo, è sicuramente la più celebre del fotografo marchigiano: figure quasi astratte e calligrafiche si muovono come in una danza, trasportandoci con energia tra sacro e profano. Una quotidianità sospesa tra gioco e rito, dove soggetti apparentemente semplici sono l’esito di un lavoro rigoroso e controllato, che porta a meditare e a comprendere la realtà fisica ma soprattutto i pensieri…come sempre è nelle opere di Giacomelli. Un approccio che, pur in lavori molto diversi tra loro, va sempre oltre l’aspetto estetico e compositivo, per andare fin giù nel profondo dell’animo umano.

 

 

06 e 07 Mario Giacomelli, serie L’infinito (1986-88), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

 

Fotografia e scrittura

Un’altra cosa ha Giacomelli in comune con l’antica tecnica pittorica dell’Estremo Oriente ed è l’esigenza di un rapporto con le parole, con la poesia in particolare. Molte serie nascono appunto da testi, che traducono in immagini senza essere semplici illustrazioni, sono canti che si trasformano mostrandoci nuovi racconti di analogo significato.

La sua passione per la poesia la testimoniano già moltissimi titoli di serie fotografiche, ispirate ad autori come Giacomo Leopardi, Sergio Corazzini, Vincenzo Cardarelli o Eugenio Montale, per citarne alcuni.

Tra queste vorrei solo citare la serie L’infinito (1986-88), ispirata all’omonima lirica leopardiana, che ci porta visivamente a riflettere su come l’idea di infinito, in cui l’io si immerge, sia possibile solo grazie alla concretezza di un elemento che viene posto come limite e quindi solo grazie al rapporto con un luogo. E così si alternano immagini di chiusura, solide e materiche, ad altre di apertura, più astratte, indefinite, irreali, che ci portano in altri mondi.

 

 

Mario Giacomelli, serie Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1966-1968), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

 

Il rapporto con le altre arti visive

Oltre che fotografo Giacomelli si diletta con la pittura, ma è però sempre con la fotografia che indaga le altre forme d’arte e le tendenze come l’informale, l’astrattismo e l’arte povera. Fa questo insieme ad artisti a lui vicini per affinità o amicizia, come Alberto Burri, Afro Basaldella, Jannis Kounellis e altri. E la materia che in questi artisti è protagonista diventa per lui la macchina fotografica e, soprattutto, la manipolazione dell’immagine in camera oscura, parte fondamentale del suo processo creativo.

In Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1966-1968), titolo preso in prestito dalla poesia di Cesare Pavese, pubblicata postuma nel 1951, il fotografo affronta temi a lui cari come la morte e il suo rapporto con la vita, e lo fa con una sensibilità e nello stesso tempo un realismo che lo avvicinano a Jannis Kounellis, protagonista dell’Arte Povera, con immagini suggestive e intense della condizione umana in un periodo preciso della vita.

 

Mario Giacomelli, serie Per Poesie (‘60-‘90), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

 

Giacomelli, serie Favola, verso possibili significati interiori (1983-84), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

L’archivio

Un’altra cosa che trovo affascinante di questo fotografo è che molte sue serie non nascono da una progettazione completa chiusa in sé stessa, ma recuperano scatti d’archivio (magari lasciati a decantare per anni) e si costruiscono poi attraverso un filo conduttore, una suggestione, una intuizione che ne valorizza l’essenza e le fa diventare racconto. Storie che rimangono aperte e per questo vive, soggette a continue mutazioni, dove il passato torna a respirare nuovamente.

La raccolta Per Poesie (‘60-‘90) è proprio il luogo in cui alcune fotografie, per fascino o sensazione, vengono lasciate come serbatoio per il futuro.

Mentre in Favola, verso possibili significati interiori (1983-84) frammenti di ferri contorti ci invitano ad usare l’immaginazione per trovare nuovi significati e nuove storie.

 

Mario Giacomelli, serie Presa di coscienza sulla natura (70-’90), Omaggio a Burri (1976), Mario Giacomelli Archive © Rita Giacomelli.

 

Pensieri a ruota libera

Di Mario Giacomelli si potrebbe davvero dire tanto, e quelli riportati sopra sono solo alcuni dei lavori che mi hanno colpita, concettuali informali, reportagistici, ma sempre intensi e autentici. La singola fotografia non è mai protagonista, ma prende forza solo nella condivisione di una storia corale e ogni soggetto, dall’uomo al suo paesaggio delle Marche, si trasfigura in un momento di autoesplorazione, che ci avvicina all’intimità dell’autore.

In questo approccio prende valore anche l’imperfezione di una superficie granulosa, di una sovraesposizione o di un mosso, perché si fa gesto poetico e introduce tensione e movimento, la vita non è perfetta e se la si vuole rappresentare in modo vero, così ci dice Giacomelli, bisogna liberarsi dall’idea che la fotografia possa rappresentare in modo esatto la realtà. Questa immediatezza non vuol dire però che si tratti di immagini veloci ed istintive, perché il fotografo preparava i suoi scatti meticolosamente e con lentezza, organizzando tutto nei minimi dettagli, come a creare un rito di connessione tra la propria interiorità e il mondo esterno, tra lo stare con i piedi per terra e il sogno.

 

Fotografia dell’allestimento della mostra milanese, 2025.

 

 

Conclusione

Ho visitato la mostra a lui dedicata a Milano (una delle esposizioni promosse per il centenario della sua nascita https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2025/05/mario-giacomelli-100-anni/ https://www.domusweb.it/it/arte/gallery/2025/04/30/mario-giacomelli-mostre-fotografia-roma-milano.html) e ne sono uscita commossa e stregata al tempo stesso, ho realizzato come sicuramente non lo conoscessi abbastanza e verificato come soggetti “banali”, molto diversi tra loro, possano diventare immagini potenti e attuali, che ci parlano di sentimenti senza tempo. Guardare Giacomelli significa accettare che, anche se rappresenta il reale, la fotografia non ne è lo specchio.

Avete ancora qualche giorno (fino al 7 settembre a Palazzo Reale https://www.palazzorealemilano.it/mostre/il-fotografo-e-il-poeta ) per vedere l’esposizione milanese: non perdetela!

 

 

 

Di Elena Barbaglio | 25/08/2025

 

Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini informativi.

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