Robert Mapplethorpe: l’ossessione della perfezione, il rigore della bellezza

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Robert Mapplethorpe (1946 –1989) è un fotografo statunitense con un percorso di studi nell’ambito della grafica, della pittura e della scultura.

L’incontro con le sue fotografie è sempre per me fonte di stupore, lo stupore che si prova di fronte ad immagini perfette, nella tecnica e nella composizione. Perfezione e bellezza che sono sempre state per lui motore di una ricerca costante, parte dell’interazione che ha caratterizzato incontri determinanti, con le persone, con le cose, con i pensieri.

Robert Mapplethorpe, Collage, Untitled, 1968 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

 

Robert e l’arte

Inizialmente convinto di intraprendere una carriera nel mondo della pubblicità, Mapplethorpe dedica i suoi primi lavori ai collage. Si tratta di opere talvolta dissacranti, frutto di una ribellione verso la sua cattolicissima famiglia di origini irlandesi, altre volte intese come un diario visivo delle sue suggestioni e dei suoi interessi, volte a generare nell’osservatore una reazione emozionale.

Appare subito evidente il piacere della messinscena, ma soprattutto l’eleganza formale e la tendenza al minimalismo.

 

Robert Mapplethorpe, copertina dell’album Horses di Patti Smith, 1975 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, copertina dell’album Horses di Patti Smith, 1975 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert e Patti

Nella seconda metà degli anni Sessanta avviene l’incontro fondamentale con Patti Smith, poetessa e cantautrice: il contatto ha luogo in un parco mentre lei, che sta scappando da un fidanzato, gli chiede, pur senza conoscerlo, di fingere di stare insieme. L’incontro è folgorante, il rapporto via via sempre più profondo e destinato a durare tutta la vita, mentre la relazione amorosa è intensa ma durerà solo alcuni anni, dato che il fotografo deciderà di esplorare e abbracciare pienamente la propria omosessualità.

Molte le fotografie in cui lei è protagonista, sensuale pur nei rimandi a mondi maschili o androgini. Patti Smith sceglierà una foto di Mapplethorpe per la copertina del suo primo disco.

 

Robert Mapplethorpe, Lisa Lyon, 1982 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe ©Robert Mapplethorpe Foundation.

Antonello da Messina, Annunciata, 1476

 

 

Robert e Lisa

L’altra sua musa e amica è Lisa Lyon, prima campionessa di body building nel 1979 e poi performer nell’ambito della Body Art.

Mapplethorpe è affascinato da quel corpo, solido e muscoloso, insieme femminile e maschile, che riesce, nella sua sensualità, a trascendere il genere di appartenenza. C’è fascino, ambiguità, mistero, di un corpo e un volto che viene spesso paragonato a figure protagoniste della storia dell’arte, come le Annunciate o le Giuditte.

 

Robert Mapplethorpe, Autoritratto, 1980 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, Autoritratto, 1988 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

 

Robert e sé stesso

Mapplethorpe guarda a sé stesso non come ad un’identità definita, ma come ad un mondo interiore ed esteriore che si può costruire. Egli si pone in molti modi diversi, tra citazioni artistiche e sperimentazioni tecniche, sempre attento ai giochi di luci ed ombre e alla trasmissione del suo io più profondo attraverso sguardi penetranti. Egli prova sulla propria pelle ciò che poi indaga negli altri, i molti aspetti di sé.

Tra tutti i suoi autoritratti quello che più mi colpisce ed affascina è quando, nel 1988, ormai prossimo alla morte (per AIDS a soli 42 anni), si fotografa mettendo a fuoco il teschio, in segno di accettazione del proprio destino e come rimando alle Vanitas del Seicento.

 

Robert Mapplethorpe, Andy Warhol, 1983 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, Grace Jones, 1988 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, Isabella Rossellini, 1988 ©The Robert Mapplethorpe Foundation.

Johannes Vermeer, La ragazza col turbante (o con l’orecchino di perla), 1665 circa.

 

 

Robert e gli altri

Amici, artisti, letterati, attori, vengono da lui ritratti in modo raffinatissimo e colto, con alle spalle rimandi al loro mondo o, soprattutto, su quei fondi vuoti, profondi, neri o bianchi, che caratterizzano la maggior parte dei suoi lavori. Anime a volte irrequiete, insicure, vulnerabili, o, altre ancora, forti e decise, arrivano a noi in modo preciso e potente.

Anche qui il cultoper la composizione precisa e l’equilibrio estetico, si traducono in affascinanti riferimenti all’arte del passato, come nel bellissimo ritratto di Isabella Rossellini, semplice, su fondo nero, ruotato di ¾, in cui la luce la fa da padrona e il volto, geometrizzato ed empatico, risalta in tutta la sua bellezza.

 

Robert Mapplethorpe, Ajito, 1981 © Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, Thomas, 1986 © Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, James Deitz, 1983 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

Alessandro di Antiochia, Venere di Milo, 130 a.C.

Un fotogramma del film “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci

 

Robert Mapplethorpe, Calla Lily, 1984 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, Tulip, 1984 ©Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert e il corpo

Assolutamente centrale il suo incontro/rapporto con il corpo. Un corpo nudo, classico, come la statuaria greca (prima ricerca di una bellezza perfetta, specchio esteriore della bellezza interiore), con la quale potremmo trovare infiniti riferimenti. La luce è per lui lo scalpello che scolpisce il corpo. Un corpo che si fa volume e linea, fino a sfiorare l’astrazione. Un corpo erotico ma che non riesce a porsi come provocatorio o pornografico, perché troppo esatto.

E come corpi, o porzioni di essi, appaiano le sue meravigliose fotografie di fiori, che sembrano vivere e mostrarsi come persone, con suggestioni tra sessualità e spiritualità. Forme che galleggiano nel vuoto e si mostrano sensuali, pudiche o sfacciate…ma sempre esplicitamente vive.

 

Robert Mapplethorpe, Ken, Lydia and Tyler, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation.

 

 

Conclusione

Straordinario tecnicamente, sapiente, profondo, un architetto della composizione, sempre alla ricerca di una perfezione impossibile per lui da raggiungere, eppure, guardando le sue fotografie, a noi sembra proprio che lui l’avesse trovata da tempo, nel silenzio sospeso tra la luce e l’ombra.

 

Robert Mapplethorpe, Thomas, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation.

Mirone, Discobolo, 455 a.C., Museo nazionale romano di Palazzo Massimo, Roma.

 

 

La mostra

La figura di Robert Mapplethorpe è ben restituita dalla mostra di Milano: Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, visitabile a Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026

 

 

Orari

Da martedì a domenica ore 10 -19:30

Giovedì 10- 22:30

 

Articolo di Elena Barbaglio, 20/2/2026

Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini formativi.

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