Morning Cleaning di Jeff Wall

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Si è conclusa da pochi giorni, presso le Gallerie d’Italia di Torino, la straordinaria mostra Jeff Wall. Photographs, un’esposizione che ha offerto al pubblico l’opportunità di conoscere uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea.

A seguire, una riflessione di Gabriele Trombini su una delle opere presentate in mostra: Morning Cleaning.

Quello che mi colpisce maggiormente di Morning Cleaning è una sensazione difficile da nominare, ma molto chiara nell’esperienza: una tensione minima, costante, che non si risolve. È una fotografia che non mi chiede di capire qualcosa subito, ma di restare. Questa tensione, per me, è ben racchiusa nel termine “near-documentary”. L’immagine assomiglia a una fotografia documentaria. Potrebbe essere una scena reale. Un lavoratore che pulisce uno spazio pubblico, al mattino, prima dell’arrivo dei visitatori. Eppure qualcosa non coincide del tutto. Non in modo evidente. Non in modo dichiarato. Ma abbastanza da impedire una lettura puramente documentaria.

 

 

Morning Cleaning di Jeff Wall, Torino, Gallerie d’Italia

 

Jeff Wall scrive che il termine quasi-documentario si riferisce a immagini che somigliano a fotografie documentarie, ma sono realizzate con altri mezzi, e che contemplano la pretesa di verità della fotografia senza avanzarla. Qui non è in gioco solo il linguaggio, ma l’idea stessa di fotografia come prova del reale. È qui, secondo me, che nasce la tensione. Guardando questa fotografia mi trovo in una posizione ambigua. Da un lato riconosco una scena credibile. Dall’altro percepisco una costruzione, una precisione che eccede il semplice documento. Non so mai fino in fondo come collocarmi. E questa incertezza non viene risolta.

Non c’è conflitto. Non c’è dramma. Ma l’immagine non si lascia consumare rapidamente.

Più la guardo, più non cerco una spiegazione, ma affino lo sguardo. Inizio a notare il ritmo del gesto. La relazione tra il corpo e lo spazio. Il modo in cui la luce si deposita sulle superfici. È come se la fotografia chiedesse una forma diversa di attenzione. Un’attenzione prolungata. Ed è qui che sento il fulcro di quest’opera. Non nel raccontare qualcosa, ma nel trattenere. Nel creare una soglia tra realtà e costruzione che non viene mai superata del tutto. Questa tensione mi tiene davanti alla fotografia. Mi impedisce di archiviarla come documento o come finzione.

Resto in mezzo.

E in questo “in mezzo” il tempo rallenta. La visione si approfondisce. Guardare diventa un’esperienza.

Per me, Morning Cleaning funziona esattamente così. Non per ciò che mostra, ma per come mi costringe a guardare. È un’immagine che non afferma una verità, ma che mette in sospensione l’idea stessa di verità fotografica.

Ed è questa tensione, discreta ma persistente, che mi fa restare.

 

Articolo di Gabriele Trombini, 14/2/2026

Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini formativi.

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